Shiatsu e sclerosi multipla?


L’unica cosa che sapevo di Gabriele, quando l’ho invitato a prendere un aperitivo, era che condivideva spesso articoli sulla sclerosi multipla.

Non so cosa si aspettasse: avevamo parlato forse una volta prima che io gli chiedessi qualcosa del tipo “tu hai la sclerosi multipla? Ti va se facciamo dei trattamenti shiatsu e vediamo che succede? Ti faccio un prezzo di favore”.

Avevo letto che lo shiatsu poteva essere d’aiuto, e mi era venuta la curiosità di provare.

Sia io che Gabriele siamo estremamente fiduciosi nella scienza, e di sicuro a nessuno dei due è venuto in mente di proporre la sospensione dalle cure. In più lo shiatsu fa parte di una serie di attività complementari menzionate in un opuscolo che l’AISM rende disponibile a chi lo voglia scaricare[2].

Inizialmente il mio approccio era stato: vediamo cosa si può fare con lo shiatsu per le persone con sclerosi multipla. 

Come se l’avere la sclerosi multipla accomunasse tutte le persone in un unico insieme e li facesse diventare tutti uguali: tutti lì nell’angolino di quelli che hanno la sclerosi multipla. Mi ero distratta: il bisogno di incasellare e categorizzare gli altri esseri umani è lì che aspetta di saltar fuori, per rendere più facile l’accettazione della differenza, per farci sentire più a nostro agio (sì, ok, parlo per me).

Non potevo scegliere persona migliore, comunque, per mettere alla prova i valori su cui baso tutto il mio lavoro con lo shiatsu e le meditazioni.
Gabriele ha accettato, e abbiamo iniziato i trattamenti. L’accordo era che alla fine di ogni incontro ognuno dei due avrebbe scritto impressioni e sensazioni in un documento condiviso, e così è stato.

Shiatsu e sclerosi multipla: Guardiamo che succede

Guardiamo che succede

Nella parte iniziale del primo trattamento stavo in ascolto per notare differenze tra quello che stava succedendo e quello che invece succedeva normalmente.

Normalmente?

Cercavo meridiani, collegamenti, valutazioni energetiche diverse da quelle che sentivo di solito. Di nuovo. Ma quando mi sono rilassata e ho lasciato che tutto scorresse come sempre, tutto è cambiato. Sono entrata in un flusso, ho lasciato che l’intuizione guidasse il mio lavoro, e le intuizioni sono state corrette, Gabriele si è rilassato e il trattamento è stato piacevole.

Dal secondo trattamento in poi, non c’è stato più bisogno di ricordarmi che la sclerosi multipla era solo una caratteristica di Gabriele. Lavoravo senza funi di sicurezza, senza punti di riferimento, lasciavo che l’empatia mi guidasse e seguivo il flusso delle sensazioni, come se lui, la sua energia e il suo corpo fossero il mare, e io lavorassi per cogliere le increspature delle onde, farle defluire.

Alla fine di ogni trattamento ci conoscevamo entrambi un po’ di più, ed entrambi avevamo bisogno di riflettere su quello che avevamo provato e scriverlo poi, alla sera o nei giorni seguenti.

Per me, lavorare con Gabriele è faticoso (energeticamente, che Gabriele è piccolino e pesa proprio poco, ma si ascolta molto e trasmette molto) ma anche bellissimo: ci si confronta sulle sensazioni, si vede che le emozioni sono le stesse, che le intuizioni sono giuste. Tra me e lui si era instaurata una vera comunicazione durante i trattamenti: non serviva parlare, il dialogo avveniva a volte silenzioso e a volte anche cieco, bastava lasciarsi portare dal flusso. Mi ricordo di dialoghi senza parole che comprendevano anche dei rifiuti, di momenti in cui c’erano delle aree che non volevano essere toccate, ad esempio.

E la sclerosi multipla in tutto questo?

È ovviamente comparsa più di una volta, sia nelle nostre chiacchiere che nei nostri trattamenti, ma credo di poter riassumere quello che penso di lei in uno stralcio da uno dei nostri “dialoghi scritti”:

Il tuo corpo mi dà sempre, come la prima volta, l’impressione di volerti supportare il più possibile, un po’ come se ti ascoltasse e ti dicesse che è disponibile a farti stare bene, se tu vuoi, nonostante la sclerosi multipla, anzi, convivendo con la sclerosi multipla, che è una cosa che stai cercando di fare con la testa, con la razionalità.

Questo lavoro con Gabriele mi ha insegnato tantissimo.

Mi ha insegnato come voglio pormi davanti alla malattia, in generale. Ho capito che le malattie non saranno mai ciò che guiderà i miei trattamenti, ma una caratteristica (momentanea, o permanente) delle persone con cui lavoro.

Mi ha ricordato che le persone sono tutte diverse, che la diversità comprende anche la malattia, a volte, ma che non consiste solo in quella. E che lo shiatsu, il MIO shiatsu, lavora prendendo le persone così come sono, globalmente, non solo un pezzetto, non è possibile.

Poi mi ha dato anche un’altra cosa. Un amico. Una persona con cui posso parlare o stare zitta per ore, a cui ora continuo a fare trattamenti shiatsu perché è bello, perché ogni volta è come ritrovarsi anche se passano magari mesi, una persona per cui mi preoccupo, gioisco, e che ho visto crescere in questi anni, che mi ha aiutata a crescere. Una persona che convive con la sclerosi multipla, come se fosse una nonna noiosa che ogni tanto deve andare a trovare, e che ogni tanto lo abbraccia un po’ troppo forte, ma che per fortuna di solito se ne sta buona sulla sedia a dondolo, a leggere un libro.

Nel video qui sotto io sono quella che dice le parolacce e simula un atteggiamento rilassato, l’altro è Gabriele.

[1] Articoli su google scholar su legami tra shiatsu (e altre terapie complementari) e sclerosi multipla

[2]Clicca qui per scaricare il libretto sulle terapie complementari nella sclerosi multipla (pdf diretto). Per la sezione shiatsu è un po’ superficiale, ma meglio che niente.

 


Informazioni su Monja Da Riva

Sono Monja, un'operatrice shiatsu un po' particolare, uso lo shiatsu e tutto quello che ho imparato con più di vent'anni di danza e lavoro personale sulla consapevolezza corporea per ascoltare ed aiutare le altre persone ad ascoltarsi e a prendere coscienza profondamente del loro corpo. Lo faccio di persona, dal vivo, a Cascina (Pisa) e online.