Perché il mio modo di fare Shiatsu è Zen Shiatsu


Perché quello che pratico è ZEN Shiatsu, anche se il nome non è esattamente quello che aveva pensato Masunaga.

Quando studiavo lo shiatsu a scuola, non avevo chiaro perché Masunaga l’avesse chiamato proprio zen, e in realtà alcune fonti riportano che la parola zen sia stata aggiunta in seguito, quando negli anni ’70 lo shiatsu è arrivato in occidente, per conferire a questa disciplina un aura new age e renderla così più interessante per il pubblico di quel periodo.

Un giorno ho voluto capire se davvero ha senso chiamare il mio modo di fare shiatsu Zen Shiatsu. 

Me lo chiedevano, e io rispondevo sempre come ho scritto sopra. Riflettendoci ho realizzato che nessun termine è più appropriato di questo per definirlo: io durante un trattamento shiatsu ricerco il Kyo, che è il silenzio, la mancanza, il vuoto, che è da dove tutto ha inizio e dove tutto finisce, e lì richiamo l’energia presente nel corpo, in modo da favorire il suo naturale movimento ciclico.

Lo Zen è un po’ anche questo: è sedersi in ascolto, lasciare che tutto vada e resti solo l’essenziale, il qui ed ora. 
foto da un trattamento

Il qui ed ora è l’unico momento in cui ha senso stare davvero, e con lo shiatsu si può provare la sensazione di essere proprio nel momento presente.

Magari non subito, e quasi mai al primo trattamento, però si possono sperimentare già dall’inizio attimi di Zen. Quei momenti in cui la percezione del proprio corpo (si chiama propriocezione) è perfetta: mi sento, ci sono, mi percepisco. Sento me stessa, il mio corpo, la mia mente, presente in questo momento, nel futon, nella stanza.

Sento che chi sta praticando è con me, diverso da me ma in ascolto con me e per certi versi parte di me.

La sensazione di essere un unico corpo e un’unica mente che si prova facendo shiatsu è simile a quella che si prova durante la recitazione dei Sutra nella pratica Zen. Nello Zen in questo caso si usa la parola, nello shiatsu quello che agisce è la comunicazione non verbale, fatta di sostegno, attenzione, ascolto.

Lo shiatsu, per me, è un dialogo profondo non verbale tra esseri umani. Un modo di comunicare che permette una conoscenza ad un livello diverso da quello a cui siamo abituati. Quello che io ti chiedo con la voce è solamente di dirmi se senti dolore o se la posizione ti è scomoda, poi sarò sempre in ascolto per te, ti sosterrò in ogni momento, per permetterti di rilassarti e di lasciare che l’energia del tuo corpo fluisca sempre più armonica.

Mi è servito molto riflettere su questa domanda: quando mi sono resa conto di qual era la reale spiegazione mi si è aperto il cuore e ho capito che per me è proprio così, e non può essere diversamente.

Mi metto in ascolto, con un’attitudine Zen, di chi riceve shiatsu da me. Uso le orecchie, gli occhi, ma soprattutto il cuore.

Meridiani, aree di valutazione, centri energetici in quel momento perdono il loro significato accademico e diventano te e i tuoi bisogni, e il mio lavoro è ascoltarli e lasciare che possano farsi sentire, in modo che anche tu possa ascoltarli.

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