La qualità dell’energia – Kyo e Jitsu nel trattamento shiatsu 1


Questo è un post un po’ tecnico, parlerò di qualità dell’energia, di kyo, jitsu e di come scelgo quale trattamento Shiatsu effettuare: è una cosa che mi viene chiesta spesso, quindi ho pensato di parlarne un po’.

Se c’è qualcosa che non ti torna chiedimelo pure nei commenti, mi farebbe piacere chiarire qualche dubbio :)

kyo e jitsu - la qualità dell'energia

La qualità dell’energia
Foto di Alicja Colon

Scegliere che meridiano energetico trattare o che tipo di trattamento Shiatsu effettuare ogni volta è una scoperta, per me.

Quando comincia un trattamento Shiatsu so solo una cosa: starò in ascolto, identificherò i Kyo e i Jitsu e poi lavorerò con il Kyo, per permettere a chi sta ricevendo Shiatsu di far fluire l’energia verso il meridiano che ne ha più bisogno. (Sì, hai ragione: sembra che stia parlando in Klingon, ma continua a leggere: alla fine sarà tutto molto più chiaro!)

Solitamente inizio il trattamento con il ricevente (tu!) in posizione supina o prona, quindi comincio con la valutazione su Hara (l’addome) o sulla schiena. Sia su Hara che sulla schiena il Maestro Masunaga ha individuato delle aree in cui l’energia dei Meridiani è più localizzata e specifica: effettuando delle pressioni in quelle aree e stando in ascolto io percepisco la qualità energetica di ogni Meridiano. La tengo a mente, e in qualche modo sistemo ogni meridiano in una scala tra il più carico e il più scarico.

Alla base di tutto il mio lavoro, sia che si tratti di meridiani, sia che si tratti di aree o parti del corpo, ci sono proprio questi due concetti di più carico (Jitsu) e più scarico (Kyo). Per me è più semplice usare i termini Kyo e Jitsu quando parlo della qualità energetica, perché in italiano dovrei usare troppe parole per tradurli: come spesso succede quando si lavora con una cultura profondamente diversa dalla nostra, anche nello Shiatsu a volte è difficile spiegare alcuni concetti.

Jitsu è l’eccesso, la pienezza, la presenza, la forza.

Kyo è la carenza, il vuoto, l’assenza, la debolezza.

Come per Ying e Yang, nemmeno Kyo e Jitsu esistono l’uno senza l’altro, ma si usa l’uno per descrivere l’altro. (È più Kyo il meridiano di Stomaco del meridiano di Cuore vuol dire che sia l’uno che l’altro hanno in sè entrambe le tipologie di energia, ma Cuore in questo momento è più Jitsu di Stomaco, sembra una follia, ma con il tempo si capisce, come lo zen).

Come identifico un Kyo? e un Jitsu?

Dipende. (E qui chi ha fatto la scuola di Shiatsu ride, perché si risponde sempre così!)

Innanzitutto il modo di percepire l’energia di un meridiano è soggettivo, quindi ti parlerò di cosa succede a me, ma un’altra persona potrebbe risponderti in modo diverso, e sempre correttamente.

Tenendo sempre presente la relatività della qualità energetica, un Jitsu generalmente è più facile da individuare, proprio per la sua caratteristica di essere evidente: è eccesso, è presente. Alla pressione potrei avvertire una difficoltà nell’abbassare la mano in quella zona, come una resistenza; a volte la sensazione diventa emotiva, e avverto quasi un rifiuto (come un “vai via, qui non sei benvenuta”); altre volte avverto un forte calore. Un esempio pratico che spesso calza è quello del tubo dell’acqua quando si apre il rubinetto al massimo: il tubo è teso, e sotto si sente l’acqua che scorre impetuosa.

Il Kyo invece è più difficile da riconoscere, perché la sua caratteristica è proprio quella di essere nascosto, assente, di mancare. Il Kyo più semplice da identificare capita quando la mano scende nell’area di valutazione (o nel punto) senza incontrare alcuna resistenza, mi capita di avere la sensazione di poter arrivare oltre il corpo del ricevente, oltre il futon, fino al centro della terra. A volte sento quasi un risucchio, come a chiamare la pressione, altre volte solo sensazione di freddo. A volte mi capita persino di dimenticare la sensazione che ho avuto al tocco. Per riprendere la metafora del tubo, il Kyo è quando dal rubinetto esce un filo d’acqua: se premo il tubo questo si piega, non oppone alcuna resistenza alla pressione, mi lascia entrare.

 

E come faccio a sentire, quindi?

Non è una risposta facile, secondo me ci sono un po’ di fattori in gioco. C’è la sensibilità individuale innata, quella che ci portiamo dietro da sempre, ma molto conta anche l’allenarsi all’ascolto, l’attenzione per il ricevente, e anche il tipo di comunicazione che avviene tra operatore e ricevente. Nei primi trattamenti con la stessa persona le sensazioni possono essere più ovattate, poi più ci si incontra più queste si amplificano, ed è più semplice decidere.

Anche per questo di solito se il primo trattamento shiatsu è rilassante, il secondo è più bello, e il terzo è quello che fa innamorare: aumenta la fiducia, chi riceve si permette di lasciarsi andare di più, così la comunicazione cambia, cresce, si amplifica.

 

So di non essere stata esauriente, però mi fa piacere raccontare un po’ dei dietro le quinte dello Shiatsu. Se hai domande scrivile pure nei commenti, o anche via mail se vuoi, a info@perlavitachescegli.it


Informazioni su Monja Da Riva

Sono Monja, un'operatrice shiatsu un po' particolare, uso lo shiatsu e tutto quello che ho imparato con più di vent'anni di danza e lavoro personale sulla consapevolezza corporea per ascoltare ed aiutare le altre persone ad ascoltarsi e a prendere coscienza profondamente del loro corpo. Lo faccio di persona, dal vivo, a Cascina (Pisa) e online.


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