La Rabbia che annulla


Ti è mai capitato di arrabbiarti di una rabbia profonda, incontrollabile?

action figure di rocky arrabbiato

C’è stato un periodo in cui mi succedeva. Ero sotto pressione per tante cose, mi sentivo attaccata da tanti fronti, ero molto arrabbiata e ogni piccolo evento imperfetto mi faceva scattare.

In quel periodo la soluzione che avevo trovato per sfogarmi era andare in camera da letto, prendere un cuscino e sbatterlo fortissimo sul letto, magari anche facendo uscire un urlo.

Un giorno il mio compagno mi ha seguita, ha aspettato che io finissi di fare a botte con cuscino e letto, mi ha guardata e ha cominciato a dire a voce altissima (in modo da farsi sentire dai nostri vicini impiccioni) “ho capito, basta ti prego, non lo faccio più!”, facendo scoppiare a ridere anche me.

Da quella volta in poi ogni volta che mi sentivo esplodere dalla rabbia mi veniva da ridere, perché pensavo a quel giorno in cui il mio compagno mi aveva distratta facendo lo scemo.

Quando ci si arrabbia quello che succede nel nostro corpo è che le ghiandole surrenali rilasciano degli ormoni (adrenalina e noradrenalina) che hanno l’effetto di darci una botta di energia che ci serviva quando nella preistoria dovevamo reagire per combattere oppure scappare (si chiama reazione fight or fly). Questa prima ondata di fortissima energia dura solo pochi momenti (quelli in cui io sbattevo il cuscino sul letto), ma poi le surrenali insieme all’amigdala continuano a rilasciare sostanze che ci mantengono in una situazione tonica, con il cervello attivo e pronto ad innescarsi per reazioni successive (sai mai che l’orso che dovevamo combattere ci ripensa e ritorna alla carica), e questo effetto dura per ore.

Ecco perché quando ci arrabbiamo al mattino, magari perché uno in macchina non ci dà la precedenza e a momenti ci viene addosso, poi ci ri-arrabbiamo al pomeriggio perché il nostro collega ci urta passando in corridoio e infine scoppiamo alla sera perché il gatto ci fa lo sgambetto (e a quel punto prendiamo il letto a cuscinate, per dire).

[Sto volutamente buttando sul ridere gli effetti violenti che possono avere gli scoppi di ira incontrollata, ma tu sai leggere tra le righe, vero?]

E come si fa a non entrare nel circolo della rabbia sempre più forte?

Nel mio caso l’intervento buffo del mio compagno mi ha dato la possibilità di spostare la mia attenzione dalla rabbia a qualcosa che per quel preciso momento mi distraesse.

Fare una passeggiata, rilassarsi con tecniche di rilassamento, fare attività fisica, persino guardare la TV, sono stratagemmi che possono aiutare a non pensare all’evento che ha innescato la rabbia.
Un buon metodo è lasciare che il momento di follia, quello in cui siamo solo rabbia, passi, e vedere poi, con calma, cos’è successo (ti ricordi? succede anche con la felicità di essere completamente sequestrati da un’emozione).

Sfogarsi con chi o che cosa ne è la causa funziona solo apparentemente, a meno che non sia uno sfogo razionale, produttivo (e non sto parlando di omicidio premeditato).

E se non si può andare a fare due passi per distrarsi?

Il metodo migliore, quello che funziona sempre, è l’autoconsapevolezza. Sentire che siamo arrabbiati, riconoscerlo ed accettarlo ci dà più libertà di quella che ci dà fare finta di niente: due respiri e via. I due respiri, contare fino a 100, pensare alle scimmiette che suonano i piatti serve, per carità, ma ci distrae, e non ci dà la possibilità di scegliere cosa fare: è come mettere il coperchio ad una pentola che sta ribollendo senza abbassare il fuoco.

Se riusciamo a dirci “ok, quello che sto provando è rabbia”, possiamo decidere se agire sotto il suo impulso o no . Prendere consapevolezza della propria emozione ci dà la possibilità di razionalizzarla: “mi sono arrabbiata perché quello mi ha quasi investito”: questo è già il primo passo per fermarla e lasciare che resti legata all’evento che l’ha scatenata, senza venire con noi per tutto il resto della giornata.

Se la rabbia fortissima che ci dà la botta di energia viene da una strategia di sopravvivenza preistorica, questa capacità di prendere le distanze dall’emozione anche semplicemente riconoscendola ci viene dall’evoluzione successiva (non ce l’avevamo, non ci serviva quando dovevamo difenderci dai dinosaupredatori, anzi, lì ci sarebbe stata d’impiccio, t’immagini l’homo sapiens che si ferma ad analizzare l’emozione mentre ha il dinosaupredatore che lo sta attaccando? Grazie amigdala che ci hai portati fin qui!).

Ma io non sono capace!

Mica tutti nascono con questa competenza! Per la verità quasi nessuno, credimi. Conoscere, riconoscere e prendersi cura delle proprie emozioni è una cosa che si può però imparare a fare. Ci sono metodi pratici, come quelli che ti ho scritto sopra, che ti guidano verso l’ascolto di te e del tuo corpo; un valido alleato per riconoscere quando la rabbia sta per prendere il sopravvento. Poi con il tempo e l’allenamento imparerai a riconoscere le tue emozioni appena si manifestano, e avrai così un grande potere su te stesso: quello che deriva dalla conoscenza.

Nei prossimi giorni saprai come posso darti una mano io, nel frattempo tu hai qualche suggerimento per prenderti cura della tua rabbia?


Informazioni su Monja Da Riva

Sono Monja, un'operatrice shiatsu un po' particolare, uso lo shiatsu e tutto quello che ho imparato con più di vent'anni di danza e lavoro personale sulla consapevolezza corporea per ascoltare ed aiutare le altre persone ad ascoltarsi e a prendere coscienza profondamente del loro corpo. Lo faccio di persona, dal vivo, a Cascina (Pisa) e online.