l’intuizione nello shiatsu


Qualche settimana fa mi sono data la possibilità di partecipare ad un incontro sull’intuizione tenuto da Sarah Meli, nel il suo studio.

Abbiamo letto e interpretato insieme la storia di Vassilissa La Saggia: una bambina che si fida del suo intuito e riesce a superare i grandi ostacoli della sua vita: la morte della mamma, l’odio delle sorellastre e della matrigna, la pericolosa ricerca del fuoco.

L’unica arma di Vassilissa è la sua bambola, regalo della mamma. Tra la bimba e la sua bambola c’è un rapporto di fiducia e nutrimento reciproco: la bambola la aiuta nelle decisioni importanti e Vassilissa non si dimentica mai di darle da mangiare.

L’intuito di Vassilissa è così importante per lei che non solo le salverà la vita e le farà conquistare il fuoco, ma riuscirà anche a togliere di mezzo (in maniera piuttosto cruenta, a dire il vero) sorellastre e matrigna.

Coi miei trattamenti Shiatsu non voglio togliere di mezzo nessuno (anche se più di una volta sono stata avvertita che è fondamentale usare il manuale giusto), ma affidarmi al mio intuito è importante per dei trattamenti efficaci, rilassanti e accoglienti. Ci ho pensato un po’ e ho capito che mettere nero su bianco i miei metodi per nutrire il mio intuito avrebbe fatto bene a me (per fare chiarezza) e anche a chi mi legge, per capire come lavoro ma anche magari per avere qualche spunto su cui lavorare per nutrire il proprio.

Cosa vuol dire nutrire il proprio intuito?

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Non ho una regola generale (Vassilissa alla sua bambola dava del cibo!), qui ti dico come faccio io.

Mi ascolto e mi do fiducia. In uno degli ultimi trattamenti che ho fatto ad un certo punto ho sentito che la persona con cui stavo lavorando aveva bisogno di pressioni prolungate e estremamente graduali, come se accettasse sì di buon grado di essere toccata, ma per apprezzare davvero il benessere dello Shiatsu avesse bisogno che io fossi molto delicata nell’avvicinarmi, e le lasciassi tempo per accettare la pressione profonda. Ho ascoltato questa mia sensazione e ho continuato a lavorare in quel modo da quel momento fino alla fine del trattamento.

Condivido quello che sento. Alla fine del trattamento le ho raccontato la sensazione e le ho detto qualcosa del tipo: “sai, come quando si fa amicizia con una persona, per alcuni la fiducia completa è immediata, per altri la conoscenza superficiale è molto semplice, ma per la vera amicizia ci vuole più tempo. Io ho avuto la sensazione che in questo trattamento ci siamo prese tutto il tempo che ci serviva, a te com’è sembrato?”.

In questi momenti mi permetto di dire tutto molto sinceramente, sapendo e ammettendo di potermi anche sbagliare (cosa succederà mai se sbaglio? non sto tirando ad indovinare: sto confrontandomi con la persona che in quel momento è lì con me, da pari a pari), e poi chiedo se qualcosa risuona, o se quello che dico fa venire in mente un momento del trattamento o della giornata. Spesso è così, a volte quello che esprimo fa riflettere, e magari inizia una conversazione interessante, in cui si lavora proprio sulle sensazioni.

Il mio intuito mi ha mai tratta in inganno?

Mi è capitato di sbagliare, ma non è stato il mio intuito a darmi indicazioni errate: ero io che non lo stavo ascoltando! Non sempre riesco ad avere la chiarezza mentale e la mente completamente vuota mentre faccio trattamenti: a volte quello che sento sono le mie emozioni, che magari sono talmente forti da soverchiare i sussurri dei miei clienti (soprattutto nei primi incontri, quando ancora c’è la timidezza della non conoscenza reciproca).
Per questo prima di ogni trattamento mi prendo qualche minuto e mi rilasso meditando. Se sono molto pensierosa uso la meditazione facile: seguo la mia voce registrata così non mi faccio portare via dai miei pensieri, se invece sono tranquilla medito nel silenzio. Cerco di meditare finché non suona il campanello (soprattutto nel primo caso).

Negli anni ho visto che nutrire in questo modo il mio intuito, anche permettendomi di sbagliare, mi ha aiutata ad avere più fiducia in me stessa e ad essere più efficace nei trattamenti e nei momenti di ascolto dei miei clienti: sono cresciuta, insomma, un po’ come Vassilissa.

E tu? Ti fidi del tuo intuito? Hai capito come fare a nutrirlo? Raccontamelo nei commenti, oppure scrivimi, sarò felice di leggerti :)

 


Informazioni su Monja Da Riva

Sono Monja, un'operatrice shiatsu un po' particolare, uso lo shiatsu e tutto quello che ho imparato con più di vent'anni di danza e lavoro personale sulla consapevolezza corporea per ascoltare ed aiutare le altre persone ad ascoltarsi e a prendere coscienza profondamente del loro corpo. Lo faccio di persona, dal vivo, a Cascina (Pisa) e online.