di quella volta che ho deciso di imparare la Meditazione Vipassana


Per il 2017 ho scambiato i buoni propositi con dieci giorni di lavoro su di me.

Quando avevo il lavoro del mattino (cioè fino ad un mese fa) mi lamentavo sempre di non aver tempo di pensare a me stessa, non aver tempo di fermarmi, di meditare quanto avrei voluto, di prendere fiato tra una corsa e l’altra. L’ho trovato, questo tempo, e ora me ne prendo un po’ tutto insieme.

il tempo per fermarmi

Dal 10 al 21 gennaio sarò via. Sono riuscita, dopo sei mesi in lista d’attesa, ad accedere ad un ritiro di meditazione Vipassana.

Saranno dieci giorni in cui non avrò (avremo: non sarò da sola ovviamente) alcun contatto con l’esterno: niente cellulari, niente tv, niente da leggere né per scrivere.

Dovremo restare in silenzio (no: non credo si possa nemmeno parlare da soli) per poterci dedicare solamente ad imparare questa tecnica senza alcuna distrazione esterna.

Ci sveglieremo alle 4 di mattina, mediteremo o ascolteremo gli insegnamenti di uno dei maestri per tutto il giorno, andremo a dormire senza cenare alle 21.30 ogni sera.

E io sono in lista d’attesa da sei mesi. In effetti detta così mi fa sembrare una pazza anche un po’ masochista. E invece.

Perché la Vipassana?

L’ho sentita nominare alcune volte, in contesti ben distanti l’uno dall’altro. Dopo aver letto gli articoli di Claudia Porta ho capito che è la cosa che sto cercando da tempo: niente fuffa pseudoscientifica esoterica, ma lavoro pratico, sul corpo e sulla mente, per imparare una tecnica.

Non voglio disintossicarmi dalla tecnologia, non credo che dieci giorni senza cellulare o Facebook mi cambieranno la vita e non sento la necessità di allontanarmi da un mondo cattivo.

Sento invece il bisogno di prendere maggiormente contatto con me stessa, di dedicare del tempo a dare il giusto peso a quello che accade, ad imparare una tecnica che si aggiunga a quelle che già conosco per prendere la vita con calma e leggerezza, che tanto vale. So che quando tornerò ogni giorno il mio compito sarà di ritrovare del tempo per meditare e continuare ad applicare la tecnica, e lo voglio fare.

Quest’esperienza è per me, certo, perché voglio continuare sempre a scegliere giorno per giorno come vivere, e vivere bene.
Vivere bene significa anche fare bene questo lavoro (di nuovo, che mi sono scelta), e farlo in modo coerente, mettendo in pratica giorno per giorno quello di cui parlo con i miei clienti dei trattamenti Shiatsu o nei gruppi di self shiatsu o di meditazioni.

Non penso sarà facile e ho anche un po’ di paura. Avrò fame? Avrò freddo? Avrò sonno? Mi verranno le mestruazioni e il mal di testa e impazzirò? Ho anche fatto una serie di domande all’organizzazione che sicuramente mi hanno fatta sembrare scema, a cui avevano già risposto in una mail che io non avevo letto, che figura.

Probabilmente non sono pronta per un’esperienza del genere.

Non importa, perché sono sicura che ce la farò.

Ci vedremo al mio ritorno.

(E se nel frattempo vuoi approfittare della promozione di gennaio, su un anno di shiatsu, puoi farlo di sicuro!)


Informazioni su Monja Da Riva

Sono Monja, un'operatrice shiatsu un po' particolare, uso lo shiatsu e tutto quello che ho imparato con più di vent'anni di danza e lavoro personale sulla consapevolezza corporea per ascoltare ed aiutare le altre persone ad ascoltarsi e a prendere coscienza profondamente del loro corpo. Lo faccio di persona, dal vivo, a Cascina (Pisa) e online.