Esprimersi, per conoscersi


Quando esprimiamo all’esterno qualcosa che ci rappresenta davvero, facciamo un passo in avanti anche verso la conoscenza di noi stessi.

Cercarsi e trovarsi, riconoscersi

Sono termini che spesso usiamo per parlare della Persona, quella con cui i protagonisti delle favole passeranno felicemente tutta la loro vita.

La Persona con cui passeremo sicuramente tutta la nostra vita siamo prima di tutto noi stessi.

E se noi mettessimo lo stesso impegno che dedichiamo alla ricerca di qualcun altro alla ricerca di noi stessi? Non è bellissimo pensare che possiamo cercare e trovare noi stessi?

Ci vuole tempo

Ci vuole tanto tempo. Ci vogliono anche prove ed errori. Ci vuole la paura e ci vuole il coraggio di aprire delle porte e guardare il sole, fare un passo fuori e guardare se c’è il lupo e in caso dov’è, come dice una mia saggia cliente.

È più facile cercare l’altro che se stessi, perché?

Forse perché quando cerchiamo qualcun altro abbiamo in mente cosa vogliamo, invece quando cerchiamo di capire chi siamo no, non sappiamo cosa troveremo. E abbiamo paura.

Se quello che troviamo non ci piace come faremo?

Vorrei essere più intelligente. Vorrei essere più sicura di me. Vorrei avere il senso dell’orientamento.

Certi tratti di noi stessi non si cambieranno – il senso dell’orientamento, per esempio, non ce l’avrò mai – certi altri sì, certi altri possiamo accettarli (non nel senso del boscaiolo) e farci pace. Però ecco: se non li scopriamo e li guardiamo in faccia non riusciremo mai a capire cosa possiamo farci, e resterà la paura di non sapere dov’è il lupo, quella paura che ci impedisce di uscire nel bosco e di vedere che è primavera.

Per iniziare questa esplorazione non siamo obbligati ad aprire la porta e correre fuori come dei pazzi sconsiderati, affrontando di petto qualsiasi scoperta facciamo. Possiamo premunirci, magari chiedere a qualcuno di accompagnarci tenendoci per mano. Ci sono gli esploratori professionisti di primo livello, diciamo, e poi ci sono anche gli speleologi.
Per farti un esempio più concreto: ci sono i counsellor e ci sono gli psicologi e gli psicoterapeuti. Puoi iniziare con uno e a un certo punto andare più in profondità, e proseguire con l’altro.

Sperimentare l’espressione di sé è un modo per conoscersi

Dare una forma visibile esternamente a noi a ciò che sentiamo dentro è un mezzo per esplorare noi stessi.

Per esempio: mi sono colorata i capelli di blu-verde, e quando passo davanti allo specchio mi riconosco immediatamente. Lo sento mio, sento che mi rappresenta. 

In un cammino verso la ricerca di sé si cerca il tempo per il silenzio, l’ascolto, per entrarsi dentro e osservarsi.
Da questa osservazione di sé emergono immagini, suggestioni, pensieri, idee: riuscire ad esprimerle è un modo per vederle più chiaramente, e quindi fare un passo avanti nella conoscenza di noi stessi. Se ci limitiamo alla contemplazione rischiamo di lasciare un lavoro incompiuto, come se aprissimo una porta e non ci passassimo attraverso.

Noi esseri umani quasi sempre abbiamo bisogno di elaborare ed esprimere le nostre scoperte per poterle interiorizzare davvero.

Disegnare, scrivere, lasciare delle tracce senza nessuno che giudica la bellezza della nostra opera è un modo per dare voce ad una parte di noi, e poterci osservare con più obiettività, come se potessimo vederci da fuori.

Un disegno, un taglio di capelli, un foglio colorato. Una gonna di forma diversa dalle solite, un cappello. Un passo di danza, un sorriso, una parola in più o una in meno. Sono tutti modi di esprimere il nostro sé al di fuori di noi, che possiamo utilizzare anche per sperimentare come ci sentiamo, per capire se stiamo bene e se quello che c’è fuori rappresenta bene quello che è dentro.

Fare dei piccoli cambiamenti ci serve per prendere le misure e capire se la direzione che abbiamo preso è quella che sentiamo davvero nostra. Esprimiamo esternamente il cambiamento, lo osserviamo e decidiamo se siamo davvero noi.

Io e Maria Coviello abbiamo una proposta per iniziare o continuare questo cammino: associare la meditazione e l’ascolto del corpo fatti con me, shiatsuka e counsellor, all’espressione di sé tramite l’arte con il suo supporto di illustratrice, insegnante di disegno e arteterapeuta.

Abbiamo creato La Traccia e l’Essenza, un seminario residenziale di tre giorni a fine agosto, adatto a tutti, anche a chi non sa disegnare e non sa meditare.


Informazioni su Monja Da Riva

Sono Monja, e di mestiere ascolto ed insegno ad ascoltarsi. Chi lavora con me trova in sé le risorse e la serenità per affrontare qualsiasi momento della propria vita. Sono una counsellor iscritta al CNCP e un'operatrice shiatsu. Mi trovi a Cascina (Pisa) e online.