A cosa serve la tristezza


Un ragazzo seduto sulla riva di un fiume, solo. Di lui vediamo solo la schiena e la nuca. Il tramonto sullo sfondo, musica triste, titoli di coda. The end.

Darci il permesso di essere tristi, quando ne abbiamo motivo, è molto importante per poter stare bene.

Essere tristi per stare bene?

Essere tristi per stare bene sembra un ossimoro, ma io penso proprio che sia così.

La tristezza ha su di noi un effetto depressivo: ci toglie l’energia per affrontare nuove imprese e l’interesse per quello che accade fuori da noi.
Siamo abituati a percepire queste sensazioni come un ostacolo per la nostra vita, perché ci impediscono di essere attivi e vivaci come vorremmo, invece io penso che possano essere un’opportunità, se usate nel modo corretto.

Essere tristi in modo costruttivo ci permette di ritirarci in noi stessi per riflettere: ascoltarci, elaborare il lutto (qualsiasi sia il motivo del nostro lutto, che non sempre è associato alla morte di un essere vivente), fissare la nostra attenzione su ciò che abbiamo perso, per poterlo lasciar andare il più serenamente possibile.

Nella medicina cinese la tristezza è l’emozione del metallo, che viene spesso raffigurato come un metallo prezioso, di valore molto elevato. Il metallo è concentrato, denso, essenziale: come noi quando ci prendiamo il tempo per ascoltare la nostra essenza.

Dal metallo progressivamente si passa al nuovo ciclo con il movimento acqua, che è quello degli inizi, proprio come succede a noi, che dopo questo momento di riflessione e chiusura in noi stessi saremo psicologicamente pronti per guardare avanti e iniziare nuovi progetti.

Qual è il pericolo? E dov’è il limite?

Il livello dell’asticella che fa scivolare la tristezza in qualcosa di simile alla depressione non è sempre facilmente individuabile: non ci sono numeri, non ci sono cartelli luminosi.

C’è qualcosa che non va nella nostra tristezza quando siamo sempre e solo tristi. Quando i nostri pensieri sono sempre e solo a ciò che ci fa sentire malinconici, quando usciamo con gli amici e parliamo sempre e solo della causa del nostro star male. Quando ci scegliamo passatempi tristi, tipo andare al cinema e guardare film del livello di leggera spensieratezza di Autumn in New York o Bambi (non sono suggerimenti filmografici, declino ogni responsabilità).

Come faccio io?

Ah, guarda, te lo posso dire proprio bene come faccio io, perché lo sto facendo proprio in questi giorni (e credimi: mi stupisco di come stia funzionando bene). Sto cercando di riconoscere ed accettare la mia tristezza. Mi prendo ogni giorno un’ora per meditare con la Vipassana (io ho scelto questo tipo di meditazione) che mi aiuta proprio ad ascoltare la tristezza nel mio corpo: è un appuntamento fisso, sempre alla stessa ora ogni mattina, in un momento in cui non ho altro da fare. Se non me la sento di prendermi tutta l’ora mi prendo mezz’ora.

Durante il resto della giornata se mi sento triste lascio che la sensazione arrivi, le do un po’ di spazio restando calma in silenzio. Qualche minuto, se serve piango. Mi sono resa conto che questi momenti sono finiti, ad un certo punto permetto a qualcosa di distrarmi: un bel fiore, una chiacchiera, un messaggio su whatsapp.

Non sono nata con questa capacità (e come dicevo sopra, questa modalità adulta di affrontare questo momento triste un po’ stupisce anche me), ma mi sono allenata negli anni, con pazienza e sconfitte, che sicuramente continueranno ad arrivare perché non sono arrivata da nessuna parte, io.

Puoi imparare anche tu, e se vuoi posso darti una mano.

La tristezza può essere affrontata in tanti modi, è giusto che ognuno trovi quello che va bene per sé e non è detto che il mio sia uguale al tuo. Il primo passo, abbastanza semplice, potrebbe essere lavorare sull’ascolto dell’emozione, di quale sia il suo effetto nel tuo corpo e sul tuo personale modo di reagire alle sensazioni che provoca.

L’11 aprile alle 19, nel mio studio, c’è il primo incontro gratuito di Emozioni & Corpo, che è un corso introduttivo all’intelligenza emotiva. Molto pratico, fatto di meditazioni guidate, esercizi e riflessioni.

Tecniche corporee, basi di analisi transazionale e lavori in gruppo per iniziare a prendere dimestichezza con l’ascolto di sé, strumenti utilizzabili da subito per conoscersi un po’ di più ed essere più buoni con se stessi. Se verrai, vedrai se può andare bene per te.

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Informazioni su Monja Da Riva

Sono Monja, un'operatrice shiatsu un po' particolare, uso lo shiatsu e tutto quello che ho imparato con più di vent'anni di danza e lavoro personale sulla consapevolezza corporea per ascoltare ed aiutare le altre persone ad ascoltarsi e a prendere coscienza profondamente del loro corpo. Lo faccio di persona, dal vivo, a Cascina (Pisa) e online.