convegno le relazioni pericolose – teatro verdi


Un post diverso dal solito, che parla delle sensazioni e delle emozioni provate al Convegno Le relazioni pericolose – vittime innocenti e vittime colpevoli, a cui ho partecipato venerdì scorso al Teatro Verdi qui a Pisa.

Sala Titta Ruffo - foto di Mario Ciampi

Sala Titta Ruffo – foto di Mario Ciampi
La sala del ridotto è bellissima, non c’ero mai stata e sono davvero contenta di averla potuta vedere.

Il convegno è stato promosso, oltre agli altri, dall’Associazione La Vita oltre Lo Specchio, per i famigliari e per le persone affette da disturbi del comportamento alimentare. Recentemente ho conosciuto Loretta Pennacchi, che fa parte dell’associazione, e grazie a lei ho saputo di questo incontro.

Si è parlato di violenze e abusi, delle reazioni delle vittime e delle persone, con molti interventi, intervallati da esibizioni del gruppo teatrale Fare Teatro/Teatri di Pisa composto da giovani attori molto molto in gamba (di cui non ho trovato traccia su internet, ma sarei felice di mettere qui un link perché mi sono piaciuti parecchio).

Il convegno è stato interessante, a partire dall‘excursus storico di violenze che abbiamo studiato a scuola ma che forse non ci siamo mai realmente fermati ad analizzare: Lucrezia costretta al suicidio anche se innocente, la sua colpevolizzazione anche in epoche successive (“se fosse stata veramente innocente, perché si sarebbe uccisa? è ovvio che qualche colpa ce la deve aver avuta”: grazie Sant’Agostino, grazie), e la scelta delle Sabine di restare prigioniere pur di non far scoppiare una guerra, per esempio.

Molto toccante il racconto realistico di come il disturbo alimentare si possa insinuare nella vita degli adolescenti, e di come una violenza (sessuale, ma anche il bullismo, ad esempio) possa essere un fattore devastante ed esplosivo in equilibri già fortemente precari come quelli di giovani che stanno crescendo e stanno cercando di delineare una loro identità.

C’è stato un intervento evocativo, commovente, di Niamh Ni Bhroin (e perdonatemi se cito solo lei tra tutti gli intervenuti) che ha raccontato e cantato la sua storia di rinascita da una vita di violenze, testimoniando con la sua presenza da Big Mama che è possibile uscirne, e che si può tornare a splendere anche dopo periodi tremendi. Magari non sarà facile e avremo bisogno di aiuto, ma ce la possiamo fare. Lei sicuramente è una donna di grande ispirazione, e anche dalla bella voce. :) Mi sarei anche comprata il suo libro, ma avevo già sforato il budget per gli autoregali del mese di novembre (intaccando anche quello di dicembre, a dire il vero…)

 

Ci sono state anche alcune note stonate, però, che mi hanno fatta un po’ agitare sulla sedia. Alcune sottolineature (che però potrei avere male interpretato) relative a violenze culturali, che tendevano a spostare l’attenzione sulla cultura invece che sulla violenza in sé. Mi hanno messo a disagio, come tutte le generalizzazioni sempre fanno. E poi la cosa più eclatante: la precisazione, di una persona che voglio credere non avesse compreso il reale significato del titolo del convegno, dell’esistenza di vittime colpevoli, identificate come quelle che mantengono il silenzio, o dissimulano, o negano.

Purtroppo il convegno è iniziato molto tardi, e ha sforato ogni previsione di fine, per cui sono dovuta andarmene poco oltre la metà, perdendo purtroppo parte degli interventi e l’ultima parte della piece teatrale, che mi sarebbe tanto piaciuto poter vedere. Non so quindi se il reale intento di chi ha scelto il titolo fosse quello di determinare se ci possano o meno essere vittime colpevoli, ma so bene quale sia invece il mio parere.

Le vittime di violenza, e in questo caso stiamo parlando di botte, insulti, abusi, violenze sessuali, non possono essere colpevolizzate perché non hanno la forza di reagire, o perché coprono i violenti dissimulando la situazione. Bisogna sempre ricordare, SEMPRE, che il colpevole è chi compie la violenza, MAI chi la subisce.

Il torto, in questo caso, è sempre e solo dalla parte della violenza.


Informazioni su Monja Da Riva

Sono Monja, un'operatrice shiatsu un po' particolare, uso lo shiatsu e tutto quello che ho imparato con più di vent'anni di danza e lavoro personale sulla consapevolezza corporea per ascoltare ed aiutare le altre persone ad ascoltarsi e a prendere coscienza profondamente del loro corpo. Lo faccio di persona, dal vivo, a Cascina (Pisa) e online.